Test d’intelligenza: cos’è e come funziona

 Test d’intelligenza: cos’è e come funziona

Quando parliamo di intelligenza, affrontiamo un argomento molto delicato. Non esistono, infatti, persone intelligenti e non intelligenti, ma individui in grado di saper sfruttare la propria intelligenza in diverse misure. Come molti di noi sapranno, esistono poi diversi test che sono in grado di misurare questa capacità in ogni persona, i cosiddetti test del quoziente intellettivo. È proprio questo l’argomento di questo articolo ma, prima di addentrarci e capire di cosa si tratta, è bene cercare di dare una definizione all’intelligenza, anche se non è un compito facile.

Cosa intendiamo per “intelligenza”

La parola “intelligenza” deriva dal latino inter ligere, che significa letteralmente “leggere attraverso”. Questo basterebbe a comprendere quanto l’intelligenza si differenzi, in realtà, dal vero e proprio genio. Saper leggere tra le righe vuol dire anche affrontare determinate situazioni della vita in modo creativo, e riuscire a cavarsela. Per questo motivo l’intelligenza deve uscire dalla sua concezione strettamente legata alla genialità e acquisire un significato diverso. I vari test di intelligenza, però, non sempre tengono conto di questo aspetto e forse i risultati positivi o negativi di queste prove rimangono ancora legati a schemi troppo rigidi.

L’intelligenza è una capacità che è stata studiata a lungo, in particolare dagli psicologi, che hanno contribuito in maniera ancora maggiore a suddividerla in classi. La classificazione su cui tutti ormai sono d’accordo, e che è alla base del test d’intelligenza più usato oggi, prevede due tipi di intelligenza.

  • Fluida: si definisce fluida, quel tipo di intelligenza che prevede la capacità di arrivare a una determinata soluzione senza fare riferimento a esperienze passate. Si tratta, quindi, di una capacità per lo più innata. Al momento di risolvere un problema, l’individuo cerca le risposte nella sua logica, anche se questa non è stata allenata. Naturalmente questa caratteristica non può essere migliorata nel corso del tempo. Anche imparando nozioni sempre nuove, infatti, esistono determinati problemi ai quali non si può trovare risposta se non interpellando le nostre capacità più ancestrali. Non tutti possiedono un alto livello di intelligenza fluida ed è forse questa che fa la differenza tra un punteggio più alto nei test e uno meno performante.
  • Cristallizzata: questa è, al contrario, la capacità di arrivare a una soluzione attraverso il proprio bagaglio di conoscenze, siano esse acquisite tramite studio (memorizzazione) o coinvolgimento diretto (esperienza). Trattandosi di una caratteristica che può variare molto da individuo a individuo, è prevista una sezione apposita del test in grado di misurarla. Questo tipo di intelligenza può chiaramente essere allenata: più nozioni si apprendono più il suo valore sarà alto. Non sempre, però, conoscere più informazioni vuol dire superare un ostacolo. È necessaria anche una buona dose di intelligenza fluida, la quale determina la capacità di usare queste nozioni in più a proprio vantaggio.

Cos’è il test d’intelligenza

Il test più famoso è sicuramente quello della misurazione del Q.I. È un tipo di prova che ha sempre suscitato diverse critiche e interpretazioni spesso negative, proprio perché si basa su un concetto molto rigido di test. Si tratta, in pratica, di rispondere a una serie di domande in un tempo limite. Va da sé che lo spazio dedicato alla creatività e alla cosiddetta uscita dagli schemi è molto limitato.

Il test si compone di due fasi; ognuna di esse è un tipo di prova diversa che serve a misurare un determinato tipo di intelligenza: fluida e cristallizzata.

  • Matrici di Raven: si tratta del primo tipo di test. Esso si compone di una serie di matrici che rappresentano delle figure. Lo scopo è quello di completare ognuna delle matrici con la figura mancante. È compito di chi esegue il test capire il meccanismo che sta alla base della serie di figure e disegnare quella che la completa. Le matrici di Raven possono essere di tre tipi diversi, in base all’età e alle capacità mentali della persona esaminata. I bambini e i portatori di handicap utilizzano matrici progressive, persone con intelligenza media utilizzano le matrici standard, mentre persone più dotate vengono verificate con matrici avanzate. Dai risultati di questo tipo di test si misurano i valori di intelligenza fluida. Non sono infatti necessarie nozioni di alcun tipo per risolvere tali schemi.
  • Scale di Wechsler: queste prove servono invece a valutare l’intelligenza cristallizzata. Rappresentano sicuramente la parte più complessa di tutto il test in quanto si compongono di problemi di diversa natura e di difficile soluzione. Alla misurazione dell’intelligenza di tipo verbale, si fa seguire quella di tipo mnemonico, quindi quella di matrice logico-matematica. Non a caso, sono necessarie nozioni di diverso livello (via via più progressivo) per ottenere dei buoni risultati.

Come interpretare i punteggi

Una volta terminate le due tipologie di test, si otterrà un punteggio basato sulla somma di diversi fattori. I risultati si dividono principalmente in quattro macro-punteggi.

  • Sopra i 115 punti: chi supera i 115 punti è di solito definito come un superdotato. Grandi personaggi della storia, come Einstein, avevano punteggi che sfioravano i 150 punti. Tuttavia, molte persone che hanno in egual modo avuto successo nella vita non hanno ottenuto punteggi così alti, ma si sono fermati al gradino precedente.
  • Tra 80 e 115 punti: in questa fascia di punti si pone la maggior parte degli individui che effettuano il test, il che lascerebbe presuppore che l’intelligenza media della popolazione si attesti su questi valori. Rientrare in questo range può essere interpretato negativamente solo se ci sia avvicina alla soglia minima e positivamente se si è invece più a ridosso dei 115 punti.
  • Tra i 70 e gli 80 punti: in questa forbice si registrano i casi che avrebbero bisogno di attenzione maggiore. Va precisato, però, che un risultato di questo tipo non indica alcuna inefficienza dal punto di vista intellettivo, ma solo determinate problematiche che possono essere legate a svariati motivi (come scarsa concentrazione o nervosismo) ma che non devono in alcun modo destare preoccupazione.
  • Sotto i 70 punti: è al di sotto di tale punteggio che si può parlare di individui con lievi o gravi ritardi mentali. È questo il valore che dovrebbe portare a un’indagine più approfondita legata alle problematiche dell’individuo.

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