Che cosa è la sostenibilità aziendale?

 Che cosa è la sostenibilità aziendale?

Possibile che una delle parole che si sentono più dai media sia: sostenibilità aziendale oppure prodotto sostenibile? Ma che cosa significano realmente?

Il bisogno di un intervento tempestivo a favore della sostenibilità ambientale, è sotto gli occhi di tutti. Inquinamento, innalzamento delle temperature, microplastiche, impoverimento delle risorse naturali. Questi sono solamente alcuni dei danni arrecati dall’uomo all’ecosistema. Taluni irreparabili.

L’intervento delle politiche internazionali, sta iniziando a vedersi. L’agenda per lo sviluppo sostenibile 2030. Ne è una riprova, come il piano nazionale di ripresa e resilienza italiano, PNRR, che ha definito investimenti comunitari ed attività per le seguenti attività per la transizione ecologica:

  • Transizione da energie classiche a rinnovabili;
  • Ricerca dell’efficienza energetica con programmi di ristrutturazioni strutturali;
  • Attività volte alla mobilità sostenibile elettrica ed ad idrogeno nel settore pubblico e privato;
  • Attività volte alla sostenibilità aziendale del settore primario agricolo, zootecnico ed ittico.

Che ci aggiungono alle attività sulle plastiche come la plastic tax, per favorire l’utilizzo di plastiche biodegradabili, soprattutto sui prodotti usa e getta e di largo consumo.

Cosa si intende per sostenibilità aziendale?

L’industriale inglese John Elkington nel 1994, aveva individuato i 3 fattori chiave della sostenibilità aziendale vediamoli:

  • Sostenibilità ambientale. Attività volte a prevenzione o miglioramento degli impatti nei confronti dell’ecosistema;
  • Sostenibilità sociale. Attività volte al rispetto dei diritti dell’uomo, contro ogni forzatura, differenziazione di sesso, religione, razza, e contro allo sfruttamento dei minori; che interessa le persone;
  • Sostenibilità economica. Attività volta fornire giuste retribuzioni alle figure impiegate.

I consumatori evoluti, oggi giorno, preferiscono realtà che perseguono tutti i fattori sopra visti. Quindi organizzazioni che producono o erogano servizi di qualità, rispondendo ai requisiti obbligatori applicabili, rispettando l’ambiente, ed i propri dipendenti, fornendoli il giusto profitto.

L’aumento di queste richieste, non è solamente dato dalla sensibilità dei consumatori, e dall’emergenza ambientale. Ma anche dalla necessità di armonizzare a livello mondiale, le attività ed i diritti del mercato globale.

Come può essere definito un prodotto sostenibile?

Si definisce un prodotto sostenibile, quel prodotto, per il quale si sia effettuato uno studio sugli impatti che parta dalla progettazione dello stesso bene e servizio. Fino allo smaltimento dello stesso alla sua fine vita.

Le aziende possono utilizzare un ottimo strumento per effettuare questa valutazione. Lo standard di certificazione ambientale LCA, che vedremo nei prossimi paragrafi.

Che cosa significa ‘azienda sostenibile’?

Per quanto riguarda azienda sostenibile, la definizione comprende più attività. Un’azienda sostenibile, non è solamente quella che si occuperà di produrre o erogare beni e servizi a basso impatto ambientale.

Ma sarà quella, che perseguirà questo obiettivo, raggiungendo profitto, ma rispettando anche i valori etico, sociali ed economici, nei confronti di tutte le sue risorse umane.

Non solo adottare la dicitura di azienda sostenibile a scopi pubblicitari e di marketing. Ma perseguire una filosofia di azienda proiettata al futuro. E non interessata solamente ai propri profitti.

Lo strumento madre per la sostenibilità ambientale in azienda è la norma ambientale ISO 14001. Per approfondire i requisiti della norma puoi visitare questa utile guida a questo indirizzo: www.sistemieconsulenze.it/certificazione-iso-14001.

Come far diventare sostenibile la tua azienda: strategie da adottare

La via per diventare un’azienda sostenibile significa impegnarsi attivamente per la salvaguardia dell’ecosistema, rivisitando le strategie produttive verso le economie circolari.

Riducendo emissioni nocive, inquinamento di aria e suolo, riducendo il consumo delle risorse naturali, ricercando efficienza energetica, favorendo le energie rinnovabili e progredendo attività di lotta agli sprechi.

Il punto di partenza sarà quello di valutare la situazione attuale sui fattori o impatti ambientali. E definire attività di miglioramento misurabili rispetto ad obiettivi raggiungibili. Vediamone alcuni esempi:

Lotta agli sprechi energetici

La politica aziendale, dovrà limitare l’utilizzo di energie provenienti da fonti rinnovabili classiche, in genere fossili. Uno dei colpevoli delle emissioni inquinanti. Puntare sull’efficienza rinnovabile, le energie alternative, partendo da una valutazione di macchine ed attrezzature.

Valutandone sostituzione per efficienza, così come per l’illuminazione, e possibilmente, puntare a diventare un’azienda autosufficiente dal punto di vista energetico, con pannelli solari e pale eoliche.

Riduzione dell’impatto ambientale in fase produttiva

Adottare delle politiche di produzione e sulla catena di fornitura, basate sulla sostenibilità. Utilizzo di materie prime sostenibili, in ottica di economia circolare. Gestire i consumi delle acque bonificate per il riutilizzo.

Stesso ragionamento anche per i messi aziendali.

Raccolta differenziata ed utilizzo di materiali riciclabili

Oltre che le materie prime, specifiche per la produzione di beni, iniziare un processo di riduzione dell’utilizzo di plastica convenzionale. Oltre che effettuare raccolta differenziata, sensibilizzando i lavoratori, progettare prodotti, utilizzando materiali packaging ecologici.

In commercio esistono molti prodotti derivanti da alte catene per questo scopo, per esempio i polimenti del mais, o le fibre derivanti dagli scarti degli agrumi.

Azienda sostenibile ed etica anche per i lavoratori

Oltre che alla scelta di indumenti per il lavoro, provenienti da filiere sostenibili. Valutare la possibilità di adottare i principi della mobilità green. Per esempio le organizzazioni sopra i 100 dipendenti devono nominare un mobility manager.

Sensibilizzare gli operatori sulla mobilità elettrica, oppure nell’utilizzo di messi pubblici, oppure con più lavoratori a bordo. Favorendo, là dove si può lo smart working.

Ambiente di lavoro sano

La sostenibilità, non riguarda solamente l’ambiente. Avere un ambiente sano, permetterà di lavorare in tranquillità, e ne godranno la qualità dei prodotti e servizi, oltre che l’incidenza di infortuni, sanzioni, malattie professionali e turnover.

Come puoi avere un ambiente di lavoro sano? Vediamo alcuni punti importanti:

  • Rispettare le normative sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;
  • Rispettare i contratti nazionali;
  • Non sovraccaricare le risorse umane con estenuanti turni lavorativi continui;
  • Rispetta i principi sui diritti di parità di razza, sesso, ideologie politiche e religiose;
  • Riconosci i frutti della fatica ai tuoi dipendenti, anche con attività di welfare;
  • Favorisci la comunicazione tra le risorse;
  • Effettua incontri che vadano al di là di quelli di formazione obbligatoria.

Trasformarsi in azienda sostenibile grazie alle certificazioni ambientali

Ma come può un imprenditore effettuare la transizione verso azienda sostenibile? In aiuto dell’organizzazione, ci sono una serie di strumenti, le norme e gli standard di certificazione ambientale.

Quest’ultime, possono essere a livello organizzativo gestionale, permettendo di avere uno strumento di gestione sui requisiti ambientali e socio economici, capace, grazie alle evidenze, di farti definire una linea strategica sostenibile ed efficace.

Vediamo le norme di certificazione volontarie che possono darti aiuto in questo ambito:

  • ISO 45001: norma sui sistemi di gestione per la sicurezza sul lavoro;
  • SA 8000: standard per la gestione della responsabilità sociale d’impresa;
  • ISO 14001: norma sui sistemi di gestione ambientale;
  • EMAS: standard che accorpa il sistema di gestione ambiente più la dichiarazione e registrazione ambientale europea;
  • ISO 50001: norma sui sistemi di gestione per l’energia;
  • STANDARD TRASVERSALI: standard come Global Gap, GMP+, per i settori primari, Friend of The Sea, MSC, ASC, per il comparto ittico, ed FSC per la filiera forestale. Che definiscono i requisiti su tutti i 4 pilasti della sostenibilità;
  • SEDEX: Circuito di valutazione, tramite audit Smeta per la valutazione nel commercio di organizzazioni rispettose dei quattro pilastri per la sostenibilità.

A livello di prodotto sostenibile possiamo trovare:

  • ECOLABEL: il marchio che identifica la qualità ecologica europea di prodotti e servizi;
  • IMPRONTA AMBIENTALE: gli standard che definiscono l’impronta ambientale di prodotti e servizi. LCA Life Cycle Assessment, la valutazione di impatto di un bene e servizio dalla progettazione, fino al suo smaltimento a fine vita. Carbon Foot Print, sul ciclo del carbonio. Water Foot Print, sul ciclo dell’acqua dolce o salata.

Queste attestazioni, saranno rilasciate da un organismo terzo a seguito di valutazioni periodiche. Atte a valutare la conformità ai requisiti.

Per l’organizzazione i vantaggi ottenuti dal loro raggiungimento possono riassumersi:

  • Partecipare alla transizione ecologica;
  • Gestione oculata dei requisiti per la sostenibilità ambientale e socio economica;
  • Gestione delle risorse;
  • Miglioramento della produttività;
  • Risparmio dovuto dall’efficienza e dalla gestione dell’ambiente di lavoro;
  • Adozione di politiche volte all’economia circolare;
  • Miglioramento delle competenze delle risorse umane;
  • Miglioramento della gestione delle risorse tecniche;
  • Gestione delle situazioni di emergenza;
  • Capacità di rispettare le richieste dei mercati;
  • Miglioramento della comunicazione intra ed extra aziendale;
  • Diminuzione dei costi;
  • Diminuzione degli impatti ambientali;
  • Protezione dell’organizzazione e degli investimenti effettuati;
  • Riconoscimento di sgravi fiscali ed assicurativi;
  • Velocizzazione dei processi di qualifica come fornitore;
  • Miglioramento della visibilità e del valore aziendale.

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